lunedì 1 maggio 2017

Lavoratori senza lavoro, il 1° maggio è poesia anche per loro

Per il disoccupato e il minatore, per la cassiera e il giardiniere, per la maestra e il panettiere, ecco i versi per celebrare il lavoro

Una selezione di poesie che mettono il lavoro al centro della vita umana, per celebrare con un tocco di letteratura il giorno più importante di chi il lavoro lo svolge, lo ha perso o lo insegue. 


Disoccupato
di Umberto Saba

Dove sen va cosí di buon mattino 
quell’uomo al quale m’assomiglio un poco?
Ha gli occhi volti all’interno, la faccia 
sí dura e stanca. 

Forse cantò coi soldati di un’altra 
guerra, che fu la guerra nostra. Zitto 
egli sen va, poggiato al suo bastone 
e al suo destino,

tra gente che si pigia 
in lunghe file alle botteghe vuote. 
E suona la cornetta all’aria grigia 
dello spazzino.



Il tesoro
di Giovanni Pascoli

C'era una volta un vecchio contadino
che aveva un suo campetto e la sua marra
e tre figlioli. Giunto al lumicino,
volle i suoi tre figlioli accanto al letto.
« Ragazzi - disse - vado al mio  destino
 ma vi lascio un tesoro: è nel campetto ».
E non potè dir altro, o non volle.
A mente i figli tennero il suo detto.
Quando fu morto, quelli il piano, il colle
vangano, vangano, vangano; invano
 voltano al sole e tritano le zolle:
niente! Ma, pel raccolto, quando il grano
vinse i granai, lo videro il tesoro
che aveva detto il vecchio; era in lor mano,
era la vanga dalla punta d'oro.


Il contadinello
di Angiolo Silvio Novaro

Dalla punta del giorno a prima sera
l'umile contadinello
sta sull'orlo del fosso
dove sdrucciola il ruscello
a pascere la mucca bianca e nera
che divora a più non posso
erba coi fiori di trifoglio rosso.

Poggiato al suo bastoncello
guarda l'acqua scappare via leggiera,
ascolta il lento
mormorio del cieco vento
che risuona nel cavo cuore
del bosco, e vi muore,
e sorride con tra i labbri una rosa.

Chi sa che sogna, 
chi sa che aspetta!
Non ha flauto, non ha zampogna, 
non ha oro, non ha argento, 
ha soltanto la pallida rosetta
che tra i labbri tiene stretta,
che gli dondola sul mento

e sorride! Mentre il vento
semina tra le foglie il suo lamento
e l'acqua scorre in frettoloso ardore, 
e la bianca e nera mucca
strappa ingorda l'erba in fiore,
egli sorride nel suo chiuso cuore
e in silenzio si pilucca
il grappolo delle sue dolci ore.


Gli odori dei mestieri
di Gianni Rodari

lo so gli odori dei mestieri:
di noce moscata sanno i droghieri,
sa d'olio la tuta dell'operaio,
di farina sa il fornaio,
sanno di terra i contadini,
di vernice gli imbianchini,
sul camice bianco del dottore
di medicine c'è un buon odore.
I fannulloni, strano però,
non sanno di nulla e puzzano un po'.


Il più bel giorno
di Gianni Rodari

S'io facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
così grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.
Un pane pia grande del sole,
dorato, profumato
come le viole.
Un pane cosi
verrebbero a mangiarlo
dall'India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.
Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!


La bottega del fabbro
di Giacomo Zanella 

Dall'alba a sera, di settimana
in settimana, sovra l'incude,
come i rintocchi d'una campana,
  suonano i colpi del martel rude;
sulle stridenti braci, il ventoso
mantice anela senza riposo.
I fanciulletti,  che dalla scuola  
tornano, all'uscio fermano il passo
e contemplando senza parola
stanno il martello, che or alto or basso
fuor della soglia correre a mille,
come la pula, fa le scintille.


La cucitrice
di Giovanni Pascoli

L'alba per la valle nera
sparpagliò le greggi bianche:
tornano ora nella sera
e s'arrampicano stanche;
una stella le conduce.
Torna via dalla maestra
la covata e passa lenta;
c'è del biondo alla finestra
tra un basilico e una menta
è Maria che cuce e cuce.
Per chi cuci e per che cosa?
un lenzuolo? un bianco velo?
Tutto il cielo è color rosa,rosa e oro,
e tutto il cielo
sulla testa le riluce.
Alza gli occhi dal lavoro:
una lacrima? un sorriso?
Sotto il cielo rosa e oro,
chini gli occhi, chino il viso,
ella cuce, cuce, cuce.


Il lavoro
di Samuele Smiles 

Non vi è per l'uomo pane più saporito
di quello che egli si procura
con il proprio lavoro fisico e intellettuale.
Nè vi è bene che non possa
essere acquistato con lavoro,
nè soddisfazione che non possa
essere data dal lavoro.
Il più umile operaio
contribuisce al benessere sociale.
Lodiamo la saggezza di quell'imperatore
che diceva: Per ogni uomo che non lavora
e per ogni donna
che si lascia andare alla pigrizia,
c'è qualcuno nell'impero
che soffre la fame e il freddo.


L'omino della gru
di Gianni Rodari

Filastrocca di sotto in su
per l'omino della gru.
Sotto terra va il minatore
dov'è buio a tutte l'ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l'elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti...
ma più in alto, lassù lassù,
c'è l'omino della gru:
cielo a sinistra e cielo a destra
e non gli gira mai la testa.


Camionisti
di Carlo Martini 

Le verdi vene dell'Italia sanno
i bruni camionisti: amici dellà
luna e dell'alba e del feroce sole
che sgretola le gomme delle macchine.
Portano i loro carri mille odori:
balle di fieno e rossi mosti e resine
e radici di boschi profumati;
 il candido belare degli agnelli,
e allegri manovali nella musica
festiva delle fresche fisarmoniche...
Pazienti vanno i bruni camionisti
 lungo le strade della chiara Italia;
e molti cuori di bimbi rapiscono,
impugnare il volante dell'ignoto
vorrebbero: conoscere con loro
la lunga favola degli orizzonti.

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