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"The Game", il nuovo libro di Baricco è un gioco lasciato a metà

Il libro in tasca di oggi è "The Game", di Alessandro Baricco, pp. 336, pubblicato da Einaudi.




   di Enzo Iorio   

Innanzitutto non è un romanzo.

Baricco è un grande narratore e lo ha dimostrato con alcune autentiche perle sotto forma di romanzi e racconti. Ha fondato la scuola Holden per trasmettere il suo sapere narratologico o come pensano molti suoi detrattori solo per fare business e per tastare il polso dell'immenso sottobosco letterario costituito da quella moltitudine di aspiranti scrittori che non riescono a farsi pubblicare dai grandi editori e nemmeno si arrischiano a diventare editori di se stessi.
Comunque, a prescindere da come la si pensi, la Holden è una realtà culturale proteiforme, consolidata e dinamica e, soprattutto, ce n'era bisogno. Inoltre se non vi è mai capitato di assistere, anche solo mediaticamente a qualcuna delle sue Lectures, vi consiglio vivamente di porvi rimedio e di gustarvene qualcuna (le trovate facilmente anche su Youtube). 
Ma torniamo al libro in tasca. Abbiamo già detto che non è un romanzo. Tuttavia racconta una storia, quella che chi più, chi meno, conosciamo tutti, visto che ci viviamo dentro immersi fino al collo e oltre, volenti o nolenti, tutti noi che apparteniamo anagraficamente all'era digitale. Smartphone, e-readers, videogame, augmented reality e qualsiasi altra diavoleria che abbia a che fare con l'AI (intelligenza artificiale) fa ormai parte della nostra quotidianità e Baricco ce ne racconta la storia. Parte da Space Invaders, mitico giochino da bar che dirottava le nostre monetine dal calciobalilla o dal flipper verso mondi spaziali e sovrumani, dove con due dita ci si difendeva da minacciose e coloratissime astronavi made in Japan, passando per BBS, zip, avi, wav, jpeg, mp3,  fino ad arrivare alle assistenti vocali come Siri, Cortana, Alexa, visori virtuali e social network. Insomma ci racconta come siamo arrivati fin qui, attraversando circa 50 anni di tecnologia via via più evoluta, coinvolgente e avvolgente e .... penetrante.



Be', fosse solo per questo, The Game sarebbe un libro inutile, vista la mole enorme di volumi del genere di ottima qualità che l'industria culturale vomita con stupefacenza esorcistica giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Di Jobs, Wozniack, Gates, Sergej Brin, Larry Page e altri fondatori di piccole-grandi  startup sparse nella Silicon Valley conosciamo tutto o quasi.

E allora, qual è il valore aggiunto di The Game, rispetto ai suoi confratelli editoriali?
Baricco, sgombrato il tavolo dagli elementi storici che hanno prodotto la situazione attuale, apparecchia un ragionamento personale. Ci dice come la pensa lui, argomentando principalmente sul concetto di Gioco (The Game, appunto), che pervade ormai tutto il nostro vivere quotidiano e che sarebbe, secondo lui, il frutto, la conseguenza delle filosofie costruttive (verrebbe da dire "costrittive") di quei pionieri dell'informatica/elettronica che hanno cominciato a inventare, assemblare, sviluppare, comprimere, miniaturizzare, codificare, wysiwyg-are, plugandplay-are e implementare, ecc, ecc, ecc. avendo in mente il sacro verbo del rendere tutto più user friendly allo scopo, dichiarato, di raggiungere un'utenza sempre più vasta e trasversale. E così è diventato tutto un gioco: THE GAME! Appunto. O meglio un apparente gioco che altro non è se non il lato amichevole di quella che in realtà è una eccelsa (e in molti casi esoterica) tecnologia ingegneristica inaccessibile ai più ma che ci porta a credere che ormai sia tutto facile, semplice, raggiungibile, comprensibile, fattibile, insomma tutto un gioco al quale prendere parte con la punta delle dita. L'esempio più lampante è quel fatidico tap del polpastrello sul display del vostro device. Da quel tap scaturiscono mappe stradali e/o stellari, video di tutti i tipi, azioni borsistiche, comunicazioni audio visive transcontinentali, algoritmi artistici, culturali, sociali che hanno richiesto enormi sforzi di meningi in chi le ha ideate e realizzate mentre per noi assumono la forma seducente di un innocuo giochino da fare col ditino.
Questo porta l'umanità - soprattutto la parte più giovane, diciamo i millennials e oltre, - a credere fideisticamente che per vivere le nostre vite quotidiane non ci sia bisogno di alcuna complessità, di alcuna profondità e che non ci sia neanche la necessità, tutto sommato, di fare esperienze vere, siano esse sensoriali, emozionali, cerebrali. Basta vivere giocando o, meglio, giocare per vivere.

Nel titolo dicevo che Baricco ferma il gioco a metà. 

Lo "scrittore, saggista, critico musicale e conduttore televisivo italiano" (cit. Wikipedia) si ferma sulla soglia dell'incipiente nuova "rivoluzione nella rivoluzione" che si sta avverando sotto i nostri occhi e sulla nostra pelle: l'AI, l'Intelligenza Artificiale (quella che preconizza l'avvento dell'Internet delle cose, dei robot umanoidi, dei chip neuronali, degli algoritmi pensanti, delle coscienze digitali), e ci dice che non è pronto ad affrontarla, non si sente ancora in grado di parlarcene e che rimanda tutto il discorso ad essa inerente tra dieci anni, al prossimo capitolo della saga dei Barbari (il primo libro che aveva dato inizio a questa che, ormai abbiamo capito, sarà una trilogia). Forse fa bene a prendere tempo. È un po' come il cronista che non può farsi storico se non dopo aver atteso il formarsi di quello spessore temporale che consente una visione prospettica più "scientifica" possibile. Aspetteremo. Intanto, godiamoci The Game che, piaccia o non piaccia, è un bel pugno assestato sul tavolo della discussione sul futuro che ci aspetta e se vogliamo, sull'eterna discussione innescata dal classico "Apocalittici e integrati", il dirompente saggio pubblicato da Umberto Eco nel lontano 1964.

Da leggere!

Concludendo, vi lascio un paio di giudizi pescati nella Rete, rispettando il metodo manicheo, ovviamente:
Libro pessimo: un prodotto difficilmente definibile. Un minestrone di retorica e "baricchismo" a mezza via tra i peggiori Barnum e i suoi programmi TV. testo indigeribile e illeggibile. Mal scritto (ancora peggio di Emmaus e Questa Storia...ed era difficile) e totalmente inutile. Ma a che pubblico si rivolge questa roba?
Ottima analisi della rivoluzione digitale che stiamo vivendo. Qualche imprecisione che però nulla toglie alla lucidità delle riflessioni. Consigliatissimo a tutti quelli che provengono dal ‘900 e hanno bisogno di una bussola per orientarsi nel presente.
Enzo Iorio

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The Game
Alessandro Baricco
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 2 ottobre 2018
Pagine: 336
Edizione cartacea: € 18,00

La descrizione ufficiale 
Quella che stiamo vivendo non è solo una rivoluzione tecnologica fatta di nuovi oggetti, ma il risultato di un'insurrezione mentale. Chi l'ha innescata - dai pionieri di Internet all'inventore dell'iPhone - non aveva in mente un progetto preciso se non questo, affascinante e selvaggio: rendere impossibile la ripetizione di una tragedia come quella del Novecento. Niente piú confini, niente piú élite, niente piú caste sacerdotali, politiche, intellettuali. Uno dei concetti piú cari all'uomo analogico, la verità, diventa improvvisamente sfocato, mobile, instabile. I problemi sono tradotti in partite da vincere in un gioco per adulti-bambini. Perché questo è The Game.







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