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La bella Imperia, sexy e procace, regge due uomini nudi

La Bella Imperia nasce dalla penna di Honoré de Balzac.


enzo.png Posted by Enzo Iorio

Fatta costruire per ricordare il Concilio di Costanza (1414-1418), la statua della Bella Imperia torreggia all'entrata del porto della città tedesca di Costanza.
L'opera fu realizzata in calcestruzzo dallo scultore Peter Lenk nel 1993.
Alta 10 metri, ha un peso di 18 tonnellate ma appare agile e leggera, effetto dovuto anche al fatto che è poggiata su un piedistallo che ruota sul proprio asse ogni tre minuti.
Cosa rappresenta?
La Bella Imperia, niente a che vedere con la città ligure capoluogo della nostra provincia,  rappresenta una figura femminile dai seni prorompenti e in abbigliamento sexy, che regge nelle proprie mani due uomini nudi: l'imperatore Sigismondo (che indisse il concilio di Costanza) e papa Martino V (che venne eletto papa durante il concilio). I due personaggi storici sono riconoscibili unicamente per i simboli del loro potere: l'imperatore per la corona e il papa per la tiara.

Il nome della statua nasce da un racconto di Honoré de Balzac, "La belle Impéria", nel quale lo scrittore francese sferra una feroce satira contro la morale del clero cattolico, affidando alla celebre cortigiana italiana il ruolo di una affascinante donna che seduce e controlla principi e cardinali durante il Concilio di Costanza.


Il concilio di Costanza trasformò la città tedesca sull'omonimo lago, in una vera e propria capitale europea. Nel 1414 regnavano addirittura tre papi (siamo all'epoca dello Scisma d’Occidente): uno a Roma, uno ad Avignone e uno a Pisa. Tutti e tre giunsero in città col loro seguito e così fece anche l'imperatore. Parteciparono al concilio anche una trentina di cardinali e più di 300 vescovi, tutti naturalmente con il proprio seguito. Si stima che l'evento abbia coinvolto ben più di 50.000 visitatori. Visti i tempi non ci meraviglia il fatto che secondo alcune cronache, vi fossero in città almeno 700 tra cortigiane e prostitute.

"La belle Impéria" divenne anche un'opera lirica su partitura composta da Franco Alfano durante il suo soggiorno a Bordighera.

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