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Dolceacqua, un gatto bianco e il mistero del ponte nella nuova grafica di Iorio

Disegnare Dolceacqua: come dare un tocco personale rispettando la tradizione. E come nominare un ponte che un nome non ce l'ha.

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Pur con la consapevolezza che si tratti di un manufatto medievale, gli attribuiscono anche sui canali ufficiali (sul sito del Comune, per esempio) la denominazione di Ponte romano.
Avevo un tema grafico da svolgere: Dolceacqua.
Pubblico? Turisti internazionali. Limiti? Nessuno.
Wow! È il sogno di ogni artista, quello di potersi dedicare anima e corpo allo sviluppo di un’idea avendo richieste e restrizioni ridotte al minimo. Ci si sente come un bambino in una fabbrica di cioccolato o un topolino in un caseificio, fate voi. E allora, nelle cuffie un po’ di Mozart, ho cominciato a fare brain storming: Dolceacqua, ponte, castello; michetta, carruggi, tacunà; Rossese! E poi di nuovo: ponte, castello, michetta...
Insomma gira e rigira mi ritrovavo sempre quei due o tre elementi in primo piano, quelli che sono il simbolo della suggestiva cittadina sul Nervia e che attirano turisti da ogni dove. A un certo punto però ogni tanto saltava fuori un gatto. Be’ logico, direte voi, Dolceacqua è piena di gatti. Ma, cosa strana, questo gatto che rubacchiava la scena agli altri elementi era bianco! Di solito uno, quando pensa a un gatto se lo immagina nero, oppure zebrato, o a chiazze, ma bianco, completamente bianco, è raro.
Perciò mi sono chiesto come mai mi venisse in mente proprio QUEL gatto. E allora mi sono ricordato che un giorno, mentre gironzolavo per gli ombrosi carruggetti della “Tera”, l’avevo proprio visto un gatto bianco, un tipico felino di paese che ispezionava flemmatico e sornione ogni uscio e ogni finestrella che si affacciavano sul percorso che sale fino al castello. Sembrava il padrone di casa. Il genius loci. E non c’era niente e nessuno - questo era ormai chiaro! - che potessero tenerlo fuori dall'illustrazione che mi stavo accingendo a fare.
Dolceacqua è piena di gatti. Ma, cosa strana, questo gatto che rubacchiava la scena agli altri elementi era bianco!
Dunque avevo una triade: castello, gatto e ponte. Con quest’ultimo - il ponte - in posizione centrale, da protagonista. Decisi anche che avrei inserito una scritta oltre a “Dolceacqua”. Magari per dare maggior risalto proprio al ponte. E qui cominciai a chiedermi come chiamarlo. Perché questo gioiello di leggerezza interamente in pietra è conosciuto con diversi appellativi. Parliamo dello stesso ponte, ma molti lo chiamano Ponte vecchio, altri Ponte romano, altri ancora Ponte di Monet, però si legge e si sente anche Ponte a schiena d’asino, Ponte sul Nervia, Ponte dei Doria, Ponte medievale, Ponte romanico, ...
Insomma un nome ufficiale non c’è e sono in tanti ormai che, a prescindere dalle considerazioni più strettamente storiche e filologiche, pur con la consapevolezza che si tratti di un manufatto medievale, gli attribuiscono anche sui canali ufficiali (sul sito del Comune, per esempio) la denominazione di Ponte romano, forse nella convinzione, non escludibile del tutto, che la sua origine, naturalmente con forma e struttura differenti, sia da far risalire proprio all'epoca romana, quando iniziò a consolidarsi il primo aggregato urbano di Dolceacqua e si avvertì la necessità di collegare in qualche modo le due sponde del Nervia. “E allora vada per Ponte romano!”, mi dissi, "È più breve e immediato; tanto ci sarà sempre qualcuno che poi, guardando l’illustrazione, mi domanderà: «Perché un gatto bianco?­» e qualcun altro invece: «Perché ‘romano’»?


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